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Connettersi all’anima

Curiosando su internet, ecco il significato che ho trovato  di anima:

L’anima (dal latino anima, connesso col greco ànemos «soffio», «vento»), in molte religionitradizioni spirituali e filosofie, è la parte vitale e spirituale di un essere vivente, comunemente ritenuta distinta dal corpo fisico. Tipicamente veniva assimilata al respiro (donde la sua etimologia). Originariamente espressione dell’essenza di una personalità, intesa come sinonimo di «spirito», o «io», a partire dall’età moderna venne progressivamente identificata soltanto con la «mente» o la coscienza di un essere umano.

Nell’anima è spesso implicita l’idea di una sostanziale unità e immutabilità di fondo che permane ai mutamenti del corpo e presiede alle sue funzioni. Le religioni rivelate affermano che sia Dio a creare o generare le anime. In alcune culture si attribuisce l’anima a esseri viventi non umani e, talvolta, anche a oggetti (come i fiumi), una credenza nota come animismo.

I termini «anima» e «spirito» vengono spesso usati come sinonimi, sebbene il primo possa essere maggiormente legato al principio vitale di una persona, mentre in una visione tripartita dell’essere umano essa svolga una funzione intermediaria tra spirito e corpo.

Anche le parole «anima» e «psiche» possono essere considerate come sinonimi, sebbene «psiche» abbia connotazioni relativamente più fisiche, mentre l’anima è collegata più strettamente alla metafisica e alla religione. Nella Grecia antica si faceva a volte riferimento all’anima con il termine psyche, da collegare con psychein, che analogamente ad anemos significa «respirare», «soffiare».[6] Nell’Induismo in generale si fa riferimento all’Ātman.

Una differenza di estensione concettuale esiste poi tra i termini italiani «anima» e «animo», dalla stessa origine etimologica, ma quest’ultimo viene usato con significati più limitati rispetto al primo

Io nel tempo mi sono fatta quest’idea o meglio sposo questa idea:

siamo fatti di tre parti, personalità (corpo fisico, eterico, emotivo, mentale), anima/coscienza, Spirito/Monade. L’anima è collegata da un cordone, che si chiama Antakarana.

Secondo il pensiero teosofico, viene così descritta.

Il Maestro D.K. spiega che tra i centri spinali della testa due interruzioni o lacune che nel corso dell’evoluzione devono venir riempite dall’azione energetica della vibrazione rapidamente crescente dell’unità di forza. Queste due lacune sono la corrispondenza fisica nel cervello di due lacune sui livelli mentali. Il riempimento di questi vuoti equivale alla costruzione di un duplice ponte chiamato dell’Antahkarana, e tale costruzione si sviluppa in più fasi:

1. Nella prima parte è creato un ponte energetico che unisce l’unità mentale della personalità integrata con l’Anima. Questa porzione dell’Antahkarana si svolge dentro l’anello invalicabile individuale.

2. La seconda parte dell’Antahkarana serve di ponte tra l’Anima e Manas l’atomo permanente mentale nella Triade Spirituale e va quindi oltre l’anello invalicabile.

Sul piano mentale appare un triangolo prodotto dall’attività manasica, e questo triangolo di fuoco comincia a circolare lentamente tra l’atomo permanente mentale e un punto al centro del loto egoico, dove vi è un punto brillante di fuoco elettrico di colore blu-bianco (il Gioiello nel Loto), e di qui all’unità mentale che è comparsa sul quarto sottopiano per l’istinto innato che si avvicina al mentale. Questo triangolo di fuoco, che è fatto di pura forza manasica elettrica, diventa sempre più brillante finché produce una vibrazione in risposta tanto dall’inferiore che dal superiore. Questo triangolo è il nucleo dell’Antahkarana.

In seguito l’Antahkarana si estende direttamente tra la personalità integrata e la Monade senza intervento dell’Anima che non è più necessaria: è lo stadio in cui il corpo causale brucia.

 La prima metà dell’Antahkarana consiste nel conformarsi della personalità alla vita dell’Anima, che è percepita come coscienza di gruppo e dall’unità ed è costituita di sostanza mentale. Si opera con la luce, sostanza che affluisce tramite la meditazione; con l’afflusso di luce che continua a rivelare, la facoltà di visualizzare cresce con l’aiuto della mente illuminata e diviene possibile educare in seguito il discepolo a creare; La seconda metà del ponte fra l’anima e la triade spirituale con la monade si realizza con la Scienza della Visione, poiché come la prima metà del ponte è fatta di sostanza mentale, la seconda parte del ponte è di luce

 L’attività della mente astratta si può incrementare con l’osservazione, la concentrazione, l’allineamento interiore, la meditazione ricettiva e l’attivazione del processo ispirativo, pensando in modo geometrico e astratto. La personalità risiede nei sette sottopiani del Fisico, dell’Astrale e sui quattro del mentale concreto. Solo quando abbiamo sperimentato le diciotto (7+7+4) vibrazioni o sottopiani attraverso le quali la personalità agisce e sperimenta, allora potremo cominciare a costruire il ponte Antahkarana, composto delle migliori qualità che avremo integrato nel nostro carattere, scaturite dal processo di purificazione cui avremo sottoposto la nostra personalità. Come l’Anima non è un loto dai dodici petali che galleggia nella sostanza mentale, ma è in realtà un vortice di forza o dodici energie legate insieme dalla volontà dell’entità spirituale (la Monade sul suo piano), così l’Antahkarana non è una serie di fili di energia, tessuti lentamente dalla personalità fusa con l’anima e riuniti dai raggi corrispondenti proiettati dalla Triade Spirituale, ma è in realtà uno stato di consapevolezza.

 In realtà l’Antahkarana è l’estensione del triplice filo ottenuto mediante il processo di proiezione cosciente delle tre energie fuse della personalità che sono attratte dall’anima attraverso per differenza di potenziale colmando così l’interruzione fra la mente superiore astratta e la mente inferiore, finora esistente nella coscienza. Quando esso è completato, vi è un rapporto perfetto fra la Monade e la sua espressione sul piano fisico, l’iniziato nel mondo della forma. La costruzione del ponte tra il sé inferiore e il Sé superiore è la reazione all’impulso motore di Dio, il Suo desiderio primo, è per l’unione e l’unificazione. Il primo fattore che rivela la natura divina è la tendenza alla sintesi. Nell’uomo la sintesi avviene dapprima tra materia attributo istinto, e anima attributo intelletto, poi tra anima e spirito attributo intuizione. Infine l’unione con divino attributo illuminazione.

Per connettersi all’anima ci sono tante metodologie, certo come dice la Psicosintesi, solo se troviamo l’equilibrio dentro di noi, cioè il nostro io inferiore funziona come un vero direttore di orchestra, possiamo elevarci al nostro Sé superiore/anima. La nostra anima parla attraverso l’intuizione, ed il nostro cuore.

Possiamo per esempio, mettersi in meditazione e dopo una disidentificazione dalle sensazione, emozioni e pensieri, possiamo portare l’attenzione al centro della testa, all’altezza della ghiandola pineale, e solo quando percepiamo uno stato  di pace profonda, recitiamo il mantra del Sé:

Piu radioso del Sole,

piu puro della neve,

piu sottile dell’etere, è il Sé

quello Spirito dentro di me.

Io sono quel Sé, quel Sé sono io.

Io sono d’accordo sull’idea che l’anima sia ancorata nel corpo fisico, nel decimo chakra, al centro della testa all’altezza della ghiandola pineale, nel cuore, nel tantien.

Inoltre ci sono varie teorie che sostengono che l’anima si insedia nel corpo fisico, al settimo mese di gravidanza, chi al momento della nascita.

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